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Evoluzioni

BiennaleL’esposizione proseguì nel suo cammino di fama e successo fino al 1977 quando, per l’inagibilità di Palazzo Strozzi, fu costretta a trasferirsi a Palazzo Giuntini, l’attuale Grand Hotel. In quel lasso di tempo, nel 1986, Guido Bartolozzi subentrò nella Segreteria generale ai fratelli Bellini e la mostra prese definitivamente il nome di Mostra Biennale Internazionale dell’Antiquariato. Uomo di grande equilibrio e saggezza tenne unita l’Associazione Antiquari d’Italia e promosse con entusiasmo la Gazzetta, la prestigiosa rivista associativa fondata nel 1959.
Ma i travagli per una definitiva sede espositiva che desse sicurezza alla Mostra continuarono ancora per diversi anni, passando nel 1995 al Palazzo degli Affari, progettato da Pierluigi Spadolini, luogo per quanto noto ma di impianto congressuale, quindi non adatto alla fama internazionale della manifestazione.
L’occasione giunse finalmente nel 1997 con Palazzo Corsini sull’Arno, Biennaledi impianto ancora cinquecentesco, istituito per volontà di Bartolomeo Corsini nel 1650, e concepito inizialmente dall’architetto Alfonso Parigi il Giovane, al quale subentrò nel decennio successivo Ferdinando Tacca fino al 1671. Alla morte di Bartolomeo nel 1685, il figlio Filippo proseguì con convincimento nei lavori di ristrutturazione, commissionando ad Antonio Maria Ferri, scenografo, progettista e ingegnere, la prosecuzione dei lavori. A lui dobbiamo infatti la disposizione definitiva del Palazzo in tre corpi articolati attorno a una corte centrale, lo splendido scalone del 1694 che conduce al piano nobile, l’imponente Salone del trono, la Galleria Aurora, la Sala da ballo e l’incantevole Ninfeo. È proprio in questa splendida cornice di sale, uniche per invenzioni e caratteristiche architettoniche in Firenze, che viene ospitata ogni due anni la Mostra Biennale Internazionale dell’Antiquariato.