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Esordi

Era il 1959 quando Mario e Giuseppe Bellini dettero vita alla più importante manifestazione antiquaria italiana e una delle più significative al mondo, che vide coinvolti non solo operatori italiani, ma anche quell’élite di stranieri che percepivano in Firenze il senso e l’immagine della cultura umanista, intesa come colta e appassionata ripresa dei valori etici, estetici e spirituali, di quella classicità greca e soprattutto romana che è misura ed equilibrio del bello. Un processo che prese il suo abbrivio già alla fine dell’ottocento con personaggi quali Luis Carrand, John Temple Leader, Frederick Stibbert, Herbert Percy Horne, Bernard Berenson, e tanti altri ancora, che designarono Firenze come luogo d’elezione e dimora imprescindibile al loro arricchimento intellettuale. Ma furono principalmente Stefano Bardini e Elia Volpi fra fine otto e primo novecento a diffondere nel mondo il gusto “fiorentino”.

Fu solo con gli anni Cinquanta, Luigi Bellini158coincidenti con quello sviluppo economico e creativo che portò alla nascita di uno stile e di una riconoscibilità italiana nel mondo, che si definì a tutto tondo la figura dell’antiquario, tramite tra l’unicità dell’opera ed il piacere emotivo ed estetico del collezionista. Ma è a Luigi Bellini, padre dei fondatori della Mostra Mercato dell’Antiquariato di Firenze, che in nuce si deve, nel 1953, il primo tentativo di raccogliere, in quella che universalmente è riconosciuta come la culla del Rinascimento, il meglio dell’antiquariato italiano.
Presidente del Comitato esecutivo della prima edizione della mostra del 1959, ereditata dai figli Mario e Giuseppe Bellini, fu Giacomo Devoto, glottologo, filologo e critico etterario, che sottolineò il duplice aspetto che l’esposizione avrebbe dovuto evidenziare: quello di diffusione e conoscenza dell’arte antica italiana, intesa non solo come pittura e scultura, ma anche come mobili e arredi, ovvero un coacervo di stimoli estetici che diviene gusto e stile di vita; e quello prettamente commerciale, che vede il segmento dell’antiquariato come parte integrante dello sviluppo economico del Paese fra gli anni cinquanta e gli anni settanta. Il Comitato esecutivo comprendeva l’amato Piero Bargellini, l’uomo che nei giorni più disastrosi dell’alluvione di Firenze del 1966 si mostrò ai cittadini come figura di altissimo profilo etico e morale, oltre ai più autorevoli e raffinati esponenti del mercato antiquariale italiano, ma soprattutto straniero.

biennale

Sede della mostra fu lo storico Palazzo Strozzi, dimora di una delle più antiche e illustri casate fiorentine, iniziato dalla famiglia per volontà di Filippo nel luglio 1489 da Benedetto da Maiano, architetto preferito da Lorenzo il Magnifico, proseguito da Giuliano da Sangallo e concretamente realizzato e ultimato da Simone Pollaiolo detto il Cronaca, nel 1504, per Lorenzo Strozzi, secondogenito di Filippo, e la sua sposa Lucrezia Rucellai. Un edificio carico di storia, noto in tutto il mondo, ed esempio eccelso del Rinascimento italiano, che divenne icona e riverbero internazionale della stessa manifestazione.

Il Presidente Giovanni  Gronchi con i BelliniIl successo fu immediato e travolgente, tanto che occorse l’intervento delle forze dell’ordine per disciplinare la curiosa folla, che in quel mese di apertura al pubblico prese d’assalto la Mostra.
Visitatore d’eccezione, giunto a Firenze in veste privata il giorno antecedente la chiusura della manifestazione, fu il Presidente della Repubblica Italiana Giovanni Gronchi. Un successo d’immagine strepitoso che la presenza di Gronchi sancì anche nella sua sostanza culturale e mondana, che i fratelli Bellini, coadiuvati dai membri dell’Associazione Antiquari d’Italia, nata nell’occasione, avevano curato con elegante rigore in ogni minimo dettaglio.
Tutto questo quando ancora l’autostrada del sole era di là da venire, i trasporti di opere d’arte non esistevano, ma si appoggiavano a semplici ditte di traslochi, e il concetto stesso di comunicazione era affidato a raffinati articoli ospitati nelle leggendarie “terze pagine” culturali dei maggiori quotidiani, nonché al passa parola di una élite sofisticata e cosmopolita.