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Palazzo Corsini sull'Arno

BiennalePalazzo Corsini sull’Arno, proprietà del Granduca Ferdinando II, fu acquistato da Maria Maddalena Machiavelli, consorte del marchese Filippo Corsini, nel 1649. Ma fu solo col giovane figlio Bartolomeo che nel 1650 furono intrapresi i lavori di ricostruzione e riqualificazione del Palazzo, affidati inizialmente ad Alfonso Parigi il Giovane, e poi proseguiti da Ferdinando Tacca fino al 1671. Alla morte di Bartolomeo, nel 1685, gli successe il figlio Filippo Corsini, che proseguì alacremente l’opera di ristrutturazione iniziata dal padre. Il progetto fu affidato ad Antonio Maria Ferri, al quale dobbiamo la disposizione definitiva del Palazzo in tre corpi articolati attorno a una corte centrale, oltre al maestoso scalone, le splendide Sale del piano nobile e l’incantato Ninfeo. Ferri profuse nella dimora di impianto ancora cinquecentesco e di misurato gusto barocco tutto il suo eclettismo, inventando ambienti scenografici, grandiosi, eleganti e luminosi di richiamo settecentesco, certo insoliti per una città come Firenze. Il Salone del Trono, di 320 metri quadri, realizzato da Ferri tra il 1694 e il 1696, tutto bianco nella sua raffinata composizione architettonica, suscitò alla sua inaugurazione uno stupore straordinario, restando uno degli spazi più vagheggiati e ammirati di Firenze.
I pittori che fra il 1692 ed il 1700 ebbero dai Corsini l’incarico di decorare il Salone del Trono, la Sala da Ballo e la Galleria Aurora, ossia la parte nobile del primo piano del Palazzo, furono Anton Domenico Gabbiani, Alessandro Gherardini e Pier Dandini. La dimora, ultimata soltanto nel 1737, si fregia altresì di un’importante galleria di dipinti, la più insigne e rilevante di Firenze, istituita da don Lorenzo Corsini, nipote di papa Clemente XII, nel 1765, che annovera opere italiane e straniere del Seicento, oltre a una pregevole raccolta di dipinti di scuola fiorentina dei secoli XV e XVI, distribuiti secondo l’antico criterio di decorazione e simmetria delle quadrerie private.
BiennaleLa sontuosità del Palazzo, oltre alle opere che ve ne fanno parte, è ulteriormente evidenziata dallo straordinario scalone di Antonio Maria Ferri del 1694, tra i più eclatanti di Firenze, a doppia branca e ornato di statue di imitazione classica. Sorprendente è altresì la fiabesca grotta artificiale, detta del Ninfeo, opera del medesimo, eseguita tra il 1692 e il 1698, insieme allo stuccatore Carlo Marcellini e ai pittori Rinaldo Botti e Alessandro Gherardini.
Magnifiche sono le balaustre lapidee dell’ultimo piano di stile tardo barocco, decorate da statue in pietra e vasi a cratere antico in terracotta, che impreziosiscono l’originale vuoto della parte centrale della facciata, mentre la terrazza sottostante, deliziosa ed elegante evasione, si affaccia sull’Arno e i colli che circondano Firenze, con una meravigliosa vista sulla chiesa di San Miniato al Monte, davanti alla quale nessuno può restare indifferente.
Imprescindibile quindi alla grandiosità del Palazzo e di imponente suggestione è il piano nobile, ideato e progettato da Ferri, col Salone del Trono, situato tra la Galleria Aurora e la Sala da Ballo.
Il Salone è superbamente decorato con colonne e lesene lungo le pareti, dai basamenti e dal cornicione ondulante, da statue antiche nella galleria superiore, da busti settecenteschi collocati su porte e finestre che si affacciano sulla corte principale, e dall’aulico affresco della volta di Domenico Gabbiani, raffigurante la Glorificazione della famiglia Corsini, del 1696, dal quale pendono due gigantesche lumiere in legno intagliato e dipinto da Antonio Francesco Gonnelli, databili tra il 1698 e il 1700. Biennale L’affresco, di chiaro impianto tardo barocco, si impone per una simbologia profana di gustosa freschezza, volta ad esaltare le innumerevoli virtù della casata Corsini. Un grande stemma con la corona si impone sulla scena di un terso cielo azzurro interrotto da nuvole; al centro il Valore, l’Architettura e l’Ingegno sorreggono l’insigne immagine del Palazzo, mentre in basso a sinistra, seduto su una roccia con un leone ai suoi piedi, è raffigurato come un vegliardo il fiume Arno; al lato opposto la Città di Firenze, circondata da Ninfe e cigni, con il suo simbolo più noto, la cupola del Brunelleschi, porge le mani ai doni dell’Abbondanza.
Attigua al Salone troviamo la Galleria Aurora o Loggetta, la prima delle sale ad essere stata affrescata e decorata nella volta e nelle pareti da Bartolomeo Neri e Alessandro Rosi tra il 1650 e il 1653. Proprio a Rosi si devono l’ovale della volta con L’Aurora e Il carro di Apollo, le lunette sui lati minori della Galleria con figure allegoriche, oltre a diversi personaggi in chiaroscuro nelle pareti. La Loggetta si distingue altresì per i cinque finestroni ad arco che si affacciano sul cortile ed offrono una suggestiva veduta sui colli dell’Oltrarno. La Sala da Ballo, pur essa prossima al Salone, seppur contenuta nella volumetria è di pari prestigio. BiennaleDi grande evidenza infatti, per l’eccelsa qualità decorativa, ritenuta la più rilevante del Palazzo, è lo splendido affresco che orna la volta, sicuramente il capolavoro di Alessandro Gherardini, eseguito tra il 1695 e 1696. Affrescato con scene mitologiche che nel loro complesso suscitano un’olimpica gaiezza, vede al centro Il carro di Aurora trainato da Pegaso, il mitico cavallo alato, preceduto da un puttino che sorregge una torcia, emblema della divinità. Aurora, sorella di Elio, il dio Sole, è circondata dalle Ore mentre una di esse le porge una corolla di fiori. Ai lati della scena principale troviamo rappresentati il Regno di Flora, accompagnata dall’alato Zefiro e da alcune Ninfe in un tripudio floreale, e al suo opposto il dionisiaco Trionfo di Galatea, mollemente adagiata su una conchiglia trascinata da delfini cavalcati da putti. Galatea, la più bella delle Ninfe marine, è amata dal bellissimo pastore Aci e dal ciclope Polifemo, che scorge dinanzi a sé circondato dal suo gregge e accompagnato dal suo flauto, col quale le intonò il suo canto d’amore. È proprio in questa splendida cornice di Sale, uniche per invenzioni e caratteristiche architettoniche in Firenze, che viene ospitata ogni due anni la Mostra Biennale Internazionale dell’Antiquariato.